Con la mostra personale Sintassi ed entropie. O sulla cosmografia del disordine, presentata negli spazi di Tivarnella Art Consulting a Trieste dal 5 al 24 aprile 2025, Roberto Taddei segna un momento decisivo nel proprio percorso artistico. Dopo anni di collaborazione con la galleria e una crescente presenza internazionale, con esposizioni tra Venezia e New York, l’artista approda a una fase di ricerca più complessa e stratificata. La sua pratica, da sempre fondata sull’uso esclusivo della penna a sfera, si sviluppa a partire da una tensione interna al linguaggio stesso del disegno. Se in passato il segno si configurava come strumento di costruzione rigorosa, capace di restituire immagini di straordinaria precisione illusionistica, oggi questo equilibrio viene messo in discussione. L’iperrealismo non scompare, ma si incrina, lasciando emergere una dimensione più instabile e aperta.
Il titolo della mostra introduce una chiave di lettura fondamentale. La “sintassi” rimanda al bisogno di organizzare, di dare forma e struttura all’immagine; l’“entropia” rappresenta invece la forza opposta, quella che disgrega, che introduce variazione, perdita di controllo. È proprio in questo spazio di conflitto che si colloca la nuova ricerca di Taddei. Le figure che popolano le opere – acrobati, equilibristi, clown, musicisti – diventano metafore di una condizione esistenziale sospesa. Non sono semplici soggetti, ma presenze che incarnano la fragilità dell’equilibrio: corpi costruiti con precisione che sembrano, allo stesso tempo, sul punto di dissolversi. In questo passaggio, il segno perde la sua funzione puramente descrittiva per diventare campo di tensione. La matrice fotografica, da cui spesso prende avvio il lavoro dell’artista, viene progressivamente superata: ciò che resta non è più la fedeltà all’immagine, ma la sua trasformazione. L’illusione visiva, elemento distintivo della sua produzione, si apre a una dimensione più instabile, in cui la percezione dello spettatore è costantemente messa in discussione.
La formazione architettonica di Taddei continua a emergere nella costruzione dell’immagine, ma viene attraversata da forze disgreganti che ne minano la stabilità. Il risultato è una sorta di “cosmografia del disordine”: una mappa visiva in cui il senso non è dato una volta per tutte, ma si costruisce attraverso lo sguardo. In questo contesto, anche cicli come Le Ballerine trovano una nuova collocazione. Il movimento, la sospensione, la ricerca di equilibrio diventano elementi centrali di una riflessione più ampia sull’identità e sulla sua instabilità. Il corpo, colto in una tensione continua tra controllo e abbandono, diventa il luogo in cui questa dialettica si rende visibile. Curata da Enea Chersicola, la mostra si configura come un invito a interrogare il segno non solo come strumento tecnico, ma come spazio di significato. In un’epoca in cui l’immagine tende alla perfezione e alla definizione, Taddei introduce una frattura, aprendo alla possibilità di un linguaggio più fragile, ma proprio per questo più autentico.
