Dall’1 al 15 febbraio 2025, la galleria Tivarnella Art Consulting a Trieste ha ospitato KOR – Sguardi di ragazzi sulla rotta, un progetto promosso dalla Duemilauno Agenzia Sociale in collaborazione con il Comune di Trieste e il fondo nazionale Con i Bambini. Un’iniziativa che si distingue per la sua forte dimensione sociale e partecipativa, capace di trasformare la fotografia in strumento di relazione e testimonianza. Il titolo racchiude già il nucleo del progetto: “KOR”, parola che in lingua pashtu significa “casa”. Un termine essenziale, che diventa chiave di lettura per comprendere il senso profondo della mostra. Le immagini esposte – circa trenta – nascono infatti all’interno di laboratori fotografici realizzati con minori stranieri non accompagnati accolti nelle comunità di Trieste. Ciò che rende il progetto particolarmente significativo è il suo sguardo interno: non fotografie su questi ragazzi, ma fotografie realizzate da loro. I protagonisti diventano autori, costruendo un racconto visivo fatto di relazioni, gesti quotidiani e momenti condivisi. Gli scatti ritraggono compagni, amici, frammenti di vita dentro e fuori le strutture di accoglienza, restituendo una narrazione autentica.
In un contesto in cui il tema della migrazione è spesso ridotto a numeri e statistiche, KOR propone un cambio di prospettiva. Ogni fotografia diventa un frammento di storia, capace di restituire la complessità di esperienze segnate da viaggi difficili, ma anche da desideri e possibilità. Il linguaggio scelto è essenziale, diretto. Non c’è costruzione artificiale, ma una spontaneità che amplifica la forza delle immagini. Gli occhi dei ragazzi raccontano ciò che spesso resta inesprimibile: la perdita, la resilienza, la ricerca di un equilibrio in un contesto nuovo. Allo stesso tempo, emerge una dimensione di quotidianità che restituisce dignità e normalità a queste esistenze. La mostra si configura così come uno spazio di ascolto visivo. Il visitatore è invitato a rallentare, a soffermarsi, a entrare in relazione con ciò che vede. Il concetto di “casa” assume una valenza ampia: non solo luogo fisico, ma spazio di riconoscimento, di costruzione identitaria.
Inaugurata il 1° febbraio con una serata che ha intrecciato immagini, musica e testimonianze dirette, KOR ha rappresentato un momento di incontro tra linguaggi e vissuti differenti. Un progetto che dimostra come la fotografia, quando restituita ai suoi protagonisti, possa diventare uno strumento potente di espressione e consapevolezza. Più che una mostra, KOR si configura come un invito: guardare oltre la superficie, riconoscere l’altro e, attraverso lo sguardo, costruire nuove possibilità di relazione.
