La ricerca artistica di Danilo Susi si colloca in uno spazio di confine, dove la fotografia smette di essere semplice rappresentazione per trasformarsi in esperienza, materia e percezione. Un percorso che trova sintesi nel progetto ACQUASTRATTA, sviluppato nel corso di una lunga indagine sull’immagine e sulle sue possibilità di trasformazione. Alla base del lavoro di Susi vi è una riflessione apparentemente semplice ma profondamente significativa: il valore delle parole e del loro posizionamento. Come afferma lo stesso artista, “oltre la fotografia” e “fotografia oltre” non sono equivalenti. Se la prima espressione rimanda a una tradizione teorica consolidata – quella che indaga il significato nascosto dietro l’immagine – la seconda definisce invece la sua ricerca personale: un tentativo concreto di portare la fotografia fuori da sé stessa. È proprio in questa direzione che si sviluppa il suo lavoro. Non si tratta di una contaminazione o di una perdita di identità del mezzo, ma di una sua espansione. Il file, come sottolinea l’artista, rimane puro, ma diventa altro, aprendo nuove possibilità percettive.
Le opere di Susi possono essere immaginate come “isole di un arcipelago”: entità autonome, differenti per forma e profondità, ma unite da un filo conduttore cromatico e sensoriale, spesso legato ai colori e alle dinamiche dell’acqua. Ed è proprio l’acqua il fulcro della sua ricerca. Come osserva il critico Ezra Vaezem, Susi non fotografa l’acqua: la trasforma. L’elemento liquido diventa uno strumento attivo di deformazione del reale, capace di rifrangere, distorcere e moltiplicare la luce e i colori. La macchina fotografica perde così la sua funzione di registrazione per assumere quella di strumento espressivo, quasi pittorico. In questo processo, la fotografia si avvicina progressivamente alla pittura. Le superfici liquide si densificano, assumendo qualità metalliche e materiche che richiamano oro, argento o bronzo. Ciò che inizialmente appare come un’immagine riconoscibile si trasforma in un paesaggio astratto, sospeso tra realtà e visione. Il risultato è una pratica artistica che mette in crisi l’idea tradizionale di fotografia come specchio del reale. Le sue opere si configurano piuttosto come un caleidoscopio visivo, capace di generare nuove possibilità interpretative e di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza attiva.
In questo senso, il lavoro di Danilo Susi non invita semplicemente a guardare, ma ad attraversare l’immagine. A spingersi oltre ciò che appare, per entrare in una dimensione in cui forma, materia e percezione si fondono, ridefinendo continuamente i confini del visibile.
