Grazie alla Tivarnella Art Consulting a Trieste si è svolta, dal 6 dicembre 2025 al 10 gennaio 2026, la mostra EKH – La radice del silenzio, progetto collettivo curato da Enea Chersicola. Un’esposizione che ha riunito le opere realizzate nel corso del 2025 all’interno del laboratorio creativo della galleria, restituendo al pubblico un percorso articolato e profondamente introspettivo. Già nel titolo si delinea la direzione della ricerca: “EKH”, radice della parola “eco”, richiama un’idea di risonanza che nasce e si sviluppa nel silenzio. Un concetto che trova affinità con il pensiero di Rainer Maria Rilke, per cui è proprio nel silenzio che l’interiorità prende forma e inizia a manifestarsi. La mostra si costruisce così come uno spazio di ascolto, in cui le opere diventano strumenti per intercettare ciò che normalmente resta inespresso. Il progetto si distingue per la sua natura corale. Gli artisti coinvolti – Marco Barbato, Elisabetta Bolaffio, Alessandra Cerne, Mara Corner, Valentino de Lorenzi, Rosella Gallicchio, Alice Giacomazzi, Delfo Giuffrida, Francesca Maddaloni, Samanta Pagano, Patrizia Rispoli, Aurora Romeo, Loris Saxida, Giulio Schizzi, Alessandra Tarlao, Barbara Tedesco, Cristina Trivellato e Francesco Turco – contribuiscono a un racconto plurale, in cui linguaggi, materiali e sensibilità differenti convivono senza perdere coerenza.
Ciò che emerge è una riflessione condivisa sulla dimensione dell’interiorità: ogni opera si configura come una traccia, un’eco appunto, che rimanda a un’esperienza personale ma allo stesso tempo universale. Il silenzio non è qui assenza, bensì condizione necessaria affinché il segno artistico possa emergere con autenticità. L’allestimento accompagna il visitatore in un percorso che non impone una lettura univoca, ma invita a sostare, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare dalle opere. In questo senso, la mostra si pone in continuità con la vocazione del laboratorio Tivarnella Art, inteso non solo come luogo di produzione, ma come spazio di ricerca e confronto.
EKH – La radice del silenzio si configura quindi come un progetto che valorizza il collettivo senza rinunciare alla profondità individuale. Un equilibrio delicato, in cui ogni voce trova il proprio spazio all’interno di una narrazione più ampia, dimostrando come il silenzio possa essere non solo origine, ma anche terreno fertile per una pluralità di espressioni.
