Negli spazi di Tivarnella Art Consulting a Trieste, il 15 marzo 2025 si è inaugurata Conflitto. L’inquietudine dell’anima, mostra personale di Gaetano De Faveri. Un progetto che si inserisce con forza nel contesto contemporaneo, affrontando una delle tensioni più urgenti del nostro tempo: il conflitto, inteso tanto come dinamica collettiva quanto come condizione interiore. La ricerca di De Faveri nasce da una formazione fotografica tradizionale, sviluppata tra studio della camera oscura e successiva specializzazione nell’elaborazione grafica digitale. Questo doppio approccio gli consente di costruire un linguaggio visivo ibrido e riconoscibile, in cui l’immagine fotografica viene rielaborata fino a perdere la sua funzione documentaria per assumere un valore simbolico e concettuale. Il progetto espositivo prende forma a partire da una riflessione diretta sull’attualità. In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche e scenari di guerra sempre più vicini, l’artista intercetta un senso diffuso di inquietudine, amplificato dalla possibilità – non più remota – di un conflitto nucleare. L’eco del pensiero di Albert Einstein, evocato nel percorso, diventa qui una chiave di lettura: la prospettiva di una distruzione totale come esito estremo delle dinamiche umane. In questo contesto, l’arte si configura come strumento di elaborazione e, in parte, di esorcizzazione. Le opere in mostra si articolano in una serie di dittici, struttura che diventa dispositivo visivo e concettuale per rappresentare la natura stessa del conflitto. In ciascun lavoro, la dimensione figurativa si confronta con quella astratta, dando vita a una tensione costante che attraversa l’intero percorso.
A separare – e al tempo stesso unire – le due parti è un elemento ricorrente: una linea, un segmento fragile, continuamente sottoposto a pressione. Questo confine non è mai stabile. Talvolta resiste, altre si incrina, si rompe o viene oltrepassato. Diventa così metafora di ogni divisione: geografica, politica, psicologica. Attraverso questa struttura, De Faveri mette in scena la natura ambigua del confine. Da un lato, esso delimita e separa; dall’altro, costringe al confronto, aprendo alla possibilità di una relazione. Le opere suggeriscono che i limiti tra forze opposte non sono mai definitivi: sono permeabili, soggetti a continue trasformazioni. La mostra si sviluppa così come una riflessione visiva sulla condizione contemporanea, in cui la ricerca di nuovi assetti rischia di tradursi in una deriva distruttiva. L’idea di un “equilibrio del nulla” – evocata dall’artista – diventa monito e punto di rottura. Conflitto non offre soluzioni, ma invita a interrogarsi. Attraverso immagini dense e stratificate, Gaetano De Faveri costruisce un percorso che mette in discussione il significato stesso di opposizione, suggerendo che è proprio nel riconoscimento della fragilità dei confini che può emergere una possibilità di trasformazione.
